mercoledì 3 agosto 2011

Considerazioni dopo aver compiuto i 40 anni

ho da poco compiuto 40 anni, e la prospettiva di vivere da adulto in un paese finalmente normale, dopo decenni segnati da terrorismo, stragi, criminalità organizzata, ruberie endemiche e guerra civile strisciante mi pare ancora oggi una chimera irrealizzabile. Sono nato nel 1971, record del boom tra gli anni del baby boom, e credo che questo fatto abbia in certa misura influenzato diversi aspetti della mia vita: da quando le scuole che frequentavo risultavano inadeguate a causa del numero crescente di studenti (ma allora lo Stato, nelle sue diverse articolazioni, era ancora in grado di adottare tempestivamente ed efficacemente le contromisure richieste, costruendo nuovi edifici scolastici che puntualmente venivano inaugurati man mano che passavo dalle elementari, alle medie, fino alle superiori), sino ai tempi dell'Università, dove mi ritrovavo a dovermi sedere sui davanzali delle finestre per poter assistere alle lezioni (erano gli anni Novanta, e lo Stato già non dimostrava più la stessa efficacia d'azione), fino allo sbocco nel mondo del lavoro, per la nostra generazione contraddistinto sin dagli esordi dall'incertezza, dal precariato, dalla frustrazione per le aspettative vanificate.

Credo che questo trend continuerà: siamo la generazione che paga tasse e contributi previdenziali sempre crescenti, che dovrà sopportare il peso di un debito della cui accumulazione non siamo – se non in minima parte – responsabili, che – con le gracili forze che la situazione economica ci mette a disposizione – dovrà inventarsi la ricetta magica per fare fronte agli impegni presi (non da noi!) e contemporaneamente delineare faticosamente un futuro dignitoso per noi stessi e per i nostri figli. E che (dulcis in fundo!) non andrà mai in pensione o, se ci andrà, potrà contare su una frazione infinitesimale di quanto invece è stato dato per scontato (e dovuto!) dalle generazioni che ci hanno preceduto (solo un paio, per la verità: quella dei nostri padri e, in parte, quella dei nostri nonni).

Che armi abbiamo per cambiare questa situazione? Una sola, purtroppo: i nostri genitori ed i nostri nonni ci hanno insegnato che è tramite la politica che i cittadini possono rendersi artefici del proprio futuro, e tale insegnamento non intendiamo rinnegare, a meno di non voler caldeggiare pericolose fughe in avanti che, per fortuna, appaiono ormai inesorabilmente fuori moda, tranne forse per qualche stolto manipolo di facinorosi largamente minoritari che riappaiono dalle tenebre ogniqualvolta una ribalta in vista fornisce loro l'opportunità per apparire (e quindi continuare ad esistere), ultima in ordine di tempo quella connessa alla vicenda del TAV (su cui esprimo peraltro forte contrarietà, ma non nelle forme viste negli ultimi mesi da quelle parti).

Dico “purtroppo” perché mai come in queste ultime settimane tale unico strumento di trasformazione virtuosa della società pare un'arma spuntata e priva di efficacia: non voglio sprecare una sola parola su B. – taccio per carità di patria – ma più d'una ne voglio invece spendere sull'alternativa a B., giacché se B. perderà mai il potere (lo farà, prima o poi, e più prima che poi a mio parere) ci troveremo forse con un problema più grosso dell'attuale: chi dopo di lui?

Per quanto riguarda il centrodestra, il PDL non uscirà indenne dal tracollo di B., e le mille contraddizioni e faide intestine emergeranno alla luce del sole un minuto dopo l'uscita di scena del capo-padrone. Per quanto riguarda la Lega, essa dovrà seriamente lavorare per raddrizzare il timone di un partito la cui guida risulta da troppo tempo esitante, opaca, contraddittoria, distante anni luce da una – pur velleitaria, controversa e sedicente – purezza originaria che negli anni si è sciolta come neve al sole, lasciando spazio ai più biechi e torbidi accordi di sottogoverno, a tutti i livelli amministrativi.

Ma questo è il campo avverso, per così dire, e lasciamo quindi fare a loro.

Che dire invece del nostro campo? Spettacolo penoso, o meglio indecoroso, verrebbe da dire.

Il PD, che ha messo la testa sotto la sabbia per tanti anni, si trova ora sotto schiaffo per l'inquietante sequenza di “questioni morali” che lo riguardano; ma la tripletta Pronzato-Tedesco-Penati altro non è che la punta di un iceberg – non necessariamente rilevante penalmente, è bene chiarirlo subito – che parte da Greganti (vicende ancora non chiarite adeguatamente come quella relativa al complesso commerciale Le Gru di Grugliasco, in cui ebbe un ruolo anche Fassino), passa per il mitico “Abbiamo una banca!” (sempre Fassino), per poi lambire la dalemiana Fondazione Italianieuropei, il tutto costellato da episodi marginali ma significativi come il famoso “pizzino Latorre” passato all'avversario politico in diretta su La7. Ma l'iceberg era chiaramente visibile, bastava un piccolo sforzo per intravvederlo, tant'è che molti lo hanno visto eccome, ed oggi non si stupiscono più di tanto di quanto emerge.

Abbiamo poi un Di Pietro che ha oggettivamente perso parte dello smalto e della carica propulsiva che lo hanno contraddistinto, mentre la sua stanchezza lascia trasparire in modo ancor più evidente la pochezza della classe politica che si è radunata sotto i suoi vessilli. Scilipoti e Razzi, dopo De Gregorio, non sono più definibili un isolato caso dovuto all'inesperienza ed all'impossibilità di controllare tutto e tutti, ma segnano irrevocabilmente il fallimento di un metodo dirigistico di selezione e formazione della classe dirigente che si dimostra inevitabilmente permeabile ad infiltrazioni di personaggi di dubbie qualità, capacità e moralità.

C'è poi la speranza Vendola, ma io sono ancora in attesa di capire chi c'è in quel partito/movimento oltre a Vendola stesso (non mi interessano gli one-man show, dopo la nausea di quello propinatoci negli ultimi 17 anni), e temo sinceramente di vedermi comparire davanti i soliti nostalgici con stella rossa sovietica d'antan sul bavero della giacca: sarebbe francamente insopportabile, oltre che offensivo, visto il giudizio che la Storia ha ormai scritto in via definitiva sulla parabola del comunismo.

Infine Grillo, chiuso nel suo solipsismo sterile, il che è un paradosso per chi ha posizioni sostanzialmente condivisibili al 99.9%, ma non si rende conto che – oltre all'enunciazione di meritorie posizioni programmatiche, peraltro spesso contraddistinte da uno spirito autoassolutorio con finalità catartiche che per ciò stesso non ha la capacità di incidere sul vissuto concreto delle persone – è altrettanto necessario trovare i modi e le pratiche tramite le quali ricostruire un discorso politico costruttivo, efficace, concreto, democratico, condiviso.

Nel frattempo “la situazione politica ed internazionale non è buona”, come diceva il poeta.

Io credo che la mia generazione dovrebbe trovare il modo di esplicitare un fermo e convinto – ma anche responsabile – ultimatum a questa classe dirigente. Un ultimatum coordinato, dichiarato apertamente, quindi non gestito dai singoli in solitudine, bensì da una intera generazione in modo collettivo, pronto a trasformarsi in onda travolgente, in quanto coordinata e consapevole, nelle urne.

Non si scherza, stavolta. Troppo spesso in passato ci siamo turati il naso votando improbabili “principali esponenti dello schieramento avverso” a B., ma anche piccoli e grandi truffatori e voltagabbana, mediocri portaborse promossi al ruolo di parlamentari per pure appartenenze di corrente o subcorrente, tutti nominati senza confronto democratico direttamente dai vertici dei partiti.

Ma questa volta ne abbiamo le tasche piene. Non ci crediamo più. Chiediamo urgentemente:

  1. a Bersani – letteralmente – di vuotare il sacco, di raccontare tutto, di portare prove, ed anche di riconoscere eventuali errori commessi in buonafede; le spiegazioni date sinora, a causa della loro parzialità, goffaggine ed imprecisione danno l'impressione di voler coprire chissà cosa; è urgente, se si può e si vuole, sgombrare il campo definitivamente da ogni dubbio;

  2. a Di Pietro di individuare un percorso credibile e serio di democratizzazione del proprio partito e di elevazione del profilo morale ed ideale dei suoi esponenti; il suo partito lo conosco bene, anche dall'interno, e né io né – in fondo – Di Pietro stesso crediamo alla storiella della modifica dello statuto, dei congressi nazionali e regionali ecc. ecc.; si riparta dalla tanto vituperata lettera di De Magistris, Alfano e Cavalli, ma stavolta senza arroganza e supponenza, ed entrando nel merito delle questioni, lavorando di bisturi e – se serve – di accetta;

  3. a Vendola di andare oltre la “narrazione” e di riempire di contenuto e persone valide un progetto politico nuovo come quello di SEL, o possibilmente anche più ampio, proseguendo con coraggio, coerenza e determinazione nella demolizione dei Moloch ideologici della sinistra che tanto hanno danneggiato la sinistra italiana stessa e, di riflesso, il paese, in termini di mancanza di alternative concrete e realistiche;

  4. a Grillo di scendere dal trespolo della pittima, perché non esiste politica senza confronto, e le pratiche “democratiche” che lui propone come panacea di tutti i mali (essenzialmente la combinazione bizzarra di un “muezzin” digitale che dirama comunicati di fatto unilaterali sul web, più una serie di algide procedure informatiche per la selezione di idee e persone) sono sicuramente stimoli interessanti di discussione e delineano una possibile/probabile evoluzione degli strumenti partecipativi, ma necessitano anche di una virtuosa integrazione con pratiche, strumenti, forme e luoghi di vita democratica più tradizionali, oltre che di un approccio più orientato al dialogo costruttivo che all'invettiva autoassolutoria.


Questo ultimatum deve risuonare come la campanella del “last order” dei pub inglesi. E' l'ultimo giro, dopo non ci sarà più da bere per nessuno.

Lancio la proposta. Troviamo le modalità per dare l'ultimatum a questa classe dirigente. E' venuto il momento per la nostra generazione di mettere sul piatto le proprie aspettative, aspirazioni, richieste, attendere le risposte che ci meritiamo e, se le risposte non arriveranno, iniziare a fare la propria parte, ribaltando il tavolo dei bari e ridefinendo le regole di un gioco nuovo, al di là di ogni schema tradizionale. Non si tratta di fare gli "indignados" per una settimana in piazza, ma di riprendere in mano gli strumenti per tracciare consapevolmente il proprio futuro.

mercoledì 15 dicembre 2010

Punto e a capo

Comunque la si pensi, la non sfiducia conquistata ieri da B. segna finalmente un punto fermo in questa tormentata vicenda. Pur non essendo questo il risultato auspicato, pare di poter dire che un “time-out” fosse necessario per tutti. Oggettivamente, la tensione accumulata rischiava di portare il paese sull'orlo del baratro, attanagliato da un'ansia crescente e paralizzante. Dopo aver tirato il fiato, ciascuno dovrà iniziare a tessere nuovamente la propria tela. Ma il punto fermo di ieri determinerà finalmente, si spera, la direzione verso cui ciascuno, liberamente, riterrà di dover andare.

Fli ha perso qualche pezzo, altri forse ne perderà nelle prossime ore e giorni, ed alla fine assumerà l'assetto di una pattuglia determinata e compatta pronta a marciare compatta verso … verso dove? Al momento non è chiaro.

Casini e soci saranno oggetto di blandizie e profferte di ogni genere al fine di annetterli all'area governativa. L'operazione potrà, anche in questo caso, funzionare unicamente con casi singoli. Difficile che Casini possa entrare in trattative con i leghisti, contraddicendo così anni e anni in cui caparbiamente e contro corrente ha battuto un'altra strada.

Il PD potrebbe esplodere rapidamente a seguito dell'emergere esplicito delle divisioni sinora sopite in attesa dello scontro sulla sfiducia. Una ipotesi ragionevole potrebbe consistere in una scomposizione a breve e senza rancori dell'attuale PD in un'area cattolico-laica che si rivolge al centro, la quale naturalmente risulterebbe attratta dalla galassia Casini-Fini-Montezemolo, ed un'area più radicale che potrebbe partecipare ad una riaggregazione con SEL e forze provenienti da IDV (De Magistris?) sulla base di principi ed idealità “laburiste”, ecologiste e legalitarie.Vendola ne sarebbe il condottiero naturale.

IDV rischia grosso. Gran parte dei suoi elettori faticherà a digerire lo smacco di due deputati transfughi (su poco più di venti!) che contribuiscono in modo determinante al salvataggio di B. “Uomo avvisato, mezzo salvato”, si dice, e Di Pietro è stato avvisato per tempo (Il Fatto, Micromega, De Magistris stesso). Ma la volta successiva, l'avviso non arriva più ed il salvataggio risulta impossibile.

Grillo è chiuso in uno spazio sterile, autistico, per sua stessa caparbia volontà. Farà poca presa.

L'assenza dei postcomunisti e dei verdi dalla scena politica parlamentare diventerà permanente, dato che essi continuano a muoversi in spazi privi di qualunque prospettiva di collaborazione con altre forze. Resteranno stabilmente marginali, oppure si estingueranno.

In breve, si potrebbe forse arrivare ad una rapida e sostanziale scomposizione/ricomposizione delle forze in campo: un unico partito di centro, con diverse anime, ed un unico partito di sinistra, come sopra tratteggiato.

Essi avrebbero a quel punto l'obbligo morale e storico di costituire una Alleanza Democratica con cui presentarsi alle elezioni con questa legge elettorale e realizzare le riforme necessarie: nuova legge elettorale, legge sul conflitto di interessi, misure urgenti e condivise di sostegno all'economia. Due anni di governo, e poi di nuovo al voto.

Può apparire semplicistico e, al tempo stesso, complicato ed impossibile da realizzare. Se non fosse per un piccolo particolare: che l'Italia non ha alternative. Il messaggio ai politici responsabili ed alla società civile è quindi il seguente: bando alle ciance, da parte ogni ambizione personale, procediamo insieme nell'unica direzione che possa garantire una prospettiva positiva al nostro Paese.

sabato 26 giugno 2010

L'Armata Brancherleon...

Stavolta B. l'ha combinata troppo grossa, ed oltre ai lamenti dei soliti finiani si sono levate urla di sdegno dalla base leghista, ormai non più disposta a tollerare ulteriormente le trovate malefiche del satrapo di Arcore.
B. e i suoi sodali, ormai, sembrano un'Armata Brancherleon alla deriva, non tanto in balia di una sorte bizzarra e cattiva, quanto del fatto che le troppe toppe giustapposte una sull'altra maldestramente per coprire malefatte e togliere dagli impicci via via i diversi gregari che di volta in volta si trovavano sotto il tiro della magistratura stanno per saltare tutte insieme.
Nei giornali di questi giorni, tuttavia, non ho trovato nessun commentatore formulare la domanda più importante: se B. è arrivato a tanto per togliere dai guai giudiziari Brancher, ponendosi oggettivamente in una situazione nei confronti dei suoi alleati e verso l'opinione pubblica ancor più difficile di quanto fosse in precedenza, cosa mai si potrà nascondere di così inconfessabile in questa inchiesta?
Anche Scajola disse poco tempo fa che preferiva togliersi di mezzo per non coinvolgere qualcuno di molto importante...
Alcuni anni fa ci si avvicinò ad un torbidume simile ai tempi dei furbetti del quartierino, e da un giorno all'altro si fece vivo un certo Aldo Livolsi dichiarando che sì, effettivamente era lui la persona che aveva supportato il buon Ricucci nella tentata scalata al Corriere della Sera. Si ebbe netta l'impressione che si trattasse di una vittima sacrificale per togliere dagli impicci qualche altro pezzo ben più grosso.
La mia impressione è che continuiamo a vedere (od intuire) solo la punta di un iceberg...

domenica 28 febbraio 2010

PDL in decomposizione

Fabio Granata, in una intervista su Il Fatto di oggi, prefigura senza giri di parole ciò che accadrà dopo le elezioni regionali. Granata intravvede nell'accanimento contro Di Girolamo un tentativo di mettere sotto pressione la componente ex-AN dentro il PDL. Poi rivela che in caso di necessità dopo le regionali non si procederà ad una semplice riedizione di AN, ma alla creazione di una aggregazione più ampia (Pisanu? Casini? Rutelli? Montezemolo?). Oggi è il 28 febbraio, manca poco più di un mese al redde rationem...

sabato 27 febbraio 2010

Manovre sottotraccia

Se la Lega staccherà veramente il PDL di 15 punti e oltre in Veneto, per B. sarà un problema.
Se in Lombardia vincerà Formigoni, come è ovvio, ma con una Lega Nord forte o addirittura maggioritaria nel centrodestra, per B. sarà un problema perché, nonostante la fedeltà assoluta sin dal giorno della discesa in campo, Formigoni è più un democristiano che un berlusconiano.
Scoppia il bubbone della Protezione Civile, ed alcune considerazioni meritano di essere fatte:
1. viene "azzoppato" uno dei possibili successori di B. , il fido Bertolaso (una ipotesi di successione che avrebbe garantito lo stesso B. in termini di fedeltà e riconoscenza);
2. un altro papabile alla successione, il silenzioso Scajola, si dimostra insolitamente loquace ed usa inconsueti toni censori ma mostra nel contempo una evidente preoccupazione ed inquetudine sui possibili risvolti delle inchieste (qualche scheletro nell'armadio? voglia di approfittare dell'occasione per allungare rispetto ai possibili concorrenti alla successione di B.?);
3. si rifà vivo Pisanu con un'intervista in cui prende sostanzialmente le distanze dall'andazzo poco virtuoso prevalente nel PDL.
Lo stesso Pisanu si incontra a pranzo con Fini e Casini.
Montezemolo si scaglia contro la corruzione e le responsabilità dell'attuale classe dirigente politica.
I vescovi auspicano l'avvento di nuove figure politiche in grado di raddrizzare il timone del paese avendo come stella polare il bene comune e non la difesa di interessi particolari.
L'avvocato Mills viene dichiarato colpevole dalla Cassazione, ma il reato è prescritto. Se è colpevole Mills lo è anche B., la logica non è un'opinione. Ma le leggi ad personam spostano la prescizione per B. al febbraio 2011, garantendo tempo sufficiente perlomeno per un condanna di primo grado.
Si tratta di fatti non legati tra loro, ma che dipingono un quadro piuttosto chiaro. Il dopo elezioni regionali sarà piuttosto caldo, per B.
Dice Mieli che il tappo sta per saltare: se così fosse, il primo è proprio B.

martedì 15 settembre 2009

La scena politica italiana è radicalmente mutata negli ultimi giorni. Nuove prospettive paiono ora più che verosimili. In particolare, la caduta dell'Egoarca. Ed avverrà con molto fragore.
I fatti:
1. Finalmente è apparso chiaro il disegno architettato da tempo. Fini ha deciso di uscire allo scoperto, smarcandosi da Berlusconi e gettando un ponte verso Casini e Rutelli. Andrà avanti senza guardare in faccia nessuno, probabilmente fuori dal PDL. L'uscita di Fini dal PDL avrebbe una forza dirompente che al momento nessuno tiene nel giusto conto, oltre che costituire una novità dal forte appeal per l'elettore deluso dal governo in carica.
2. E' ragionevole pensare - e molti iniziano a farlo - che la Consulta dichiarerà il Lodo Alfano incostituzionale. Se così sarà, nonostante gli annunci di queste ore Berlusconi risulterà impossibilitato a ricorrere ad un nuovo colpo di mano legislativo. Andrà a processo, dovrà dimettersi.
3. Il congresso del PD risulterà inutile: Bersani incoronato segretario farà giusto in tempo a salutare i centristi sicuramente in transito verso il Grance Centro; al PD rimarrà un elettorato all'incirca pari a metà di quello dei DS all'inizio del processo di fusione, mentre la Margherita -con armi e bagagli, sedi giornali e tesorerie - transiterà integralmente nel Grande Centro (tranne Rosi Bindi e qualche altro sparuto singolo: che affarone!); più della metà dei DS risulteranno squagliati al sol dell'avvenire democratico, dispersi, abbandonati; a quel punto il capolavoro dalemian-rutellian-prodian-fassiniano sarà completo.
4. La sinistra radicale (o antagonista? o ...?) è in totale afasia. Semplicemente N.P. (non pervenuta). Requiescat in pace.
5. E gli altri? E noi? Che facciamo? Io, a parte Di Pietro e Grillo, vedo poco altro. Non IDV, che è un partito con mille contraddizioni, pieno di riciclati e di gente che la pensa in mille modi diversi su più o meno tutte le questioni tranne l'antiberlusconismo. Tra l'altro, si tratta spesso di gente che ha condiviso le peggiori pratiche della partitocrazia e ancor oggi - nelle buie e sporche cucine del sottopotere delle realtà locali in giro per l'Italia - le propala come mali inevitabili a cui abituarsi. Non un partito che ha nel suo nome il nome del suo leader (persona peraltro rispettabilissima e di gran valore, ma è il principio che è sbagliato), una vita democratica interna prossima allo zero ed uno statuto che - per quanto migliorato rispetto alla sua precedente versione - ancora non è adeguato a fare di IDV uno strumento veramente in grado di incidere sulle cose. E Grillo? Pare che abbia intenzione di far nascere un movimento nazionale, ma non ho ancora chiare le prospettive che intende darsi. Spero non si limiti alle liste a 5 stelle per le regionali, sarebbe una grossa delusione.
6. C'è la novità del "Fatto Quotidiano", il nuovo giornale di Padellaro, Travaglio & C. Ossigeno, ci voleva! Grazie a tutti quelli che ci stanno investendo (soldi, tempo, la propria faccia, la propria professionalità, ...).
7. Dobbiamo metterci tutti insieme. Non siamo pochi. C'è tanta gente nel PD, in IDV, intorno a Grillo, intorno al Fatto Quotidiano, ed anche fuori da tutti questi schemi, che non attendono altro che veder nascere una aggregazione politica che riporti la moralità e la questione etica al centro della discussione politica in Italia. E' di questo che abbiamo bisogno, è di questo che tutti i cittadini hanno bisogno, anche quelli che non se ne rendono conto. Di Pietro, Grillo, Travaglio & C., parlatevi! Buttate il cuore oltre l'ostacolo! Nel giro di pochi mesi ci troveremo tutti nuovamente mobilitati, una nuova campagna elettorale ci travolgerà, ed in men che non si dica ci ritroveremo con Montezemolo a Palazzo Chigi (e Fini Casini e Rutelli ministri) con il benestare di industriali e gerarchie ecclesiali. Berlusconi fuggirà alle isole Vergini o dal suo amico Gheddafi, ed in Italia sarà impossibile trovare anche un solo berlusconiano, perchè saranno tutti intruppati nel Grande Centro. Bersani cuocerà le salamelle alla festa de l'Unità per quei quattro rincoglioniti che ancora voteranno PD (ma si chiamerà ancora così? Soprattutto, esisterà ancora?). Cambiare tutto per non cambiare niente. Possiamo permetterci uno scenario come questo? Io credo di no. Serve uno sforzo di generosità da parte di tutti. Dobbiamo rendere tutti - ciascuno a suo modo e nel suo piccolo o grande che sia - un servizio al nostro Paese, a noi stessi. Costruiamo un partito nuovo.

mercoledì 1 aprile 2009

Ancora il "mariuolo" !!!

Fosse uscita oggi, la notizia, avremmo tutti pensato ad un pesce d'aprile... invece no, era tutto vero!
Il lupo perde il pelo ma non il vizio: il noto "mariuolo" Mario Chiesa, primo elemento pizzicato da Di Pietro, da cui originò tutta l'inchiesta Mani Pulite, torna in carcere nuovamente per una vicenda - pare - di appalti pilotati legati al tema dello smaltimento di rifiuti (http://www.repubblica.it/2009/03/sezioni/cronaca/arresto-mario-chiesa/arresto-mario-chiesa/arresto-mario-chiesa.html).
La vicenda suggerisce alcuni spunti di riflessione:

1. evidentemente, un determinato ceto politico ha fatto e continua a fare di corruzione e concussione il proprio tratto distintivo nell'azione pubblica, con il duplice scopo di conservare gli assetti di potere funzionali al loro agire e di perseguire un illecito arricchimento personale;
2. la questione morale, dentro e fuori ai partiti, e comunque in tutti gli ambiti in cui si estrinseca un gioco di poteri, continua ad essere il principale problema di questo nostro paese;
3. l'area politica facente riferimento al PD, investita negli ultimi mesi da diverse vicende in qualche modo legate ad aspetti riconducibili alla questione morale, farebbe bene ad iniziare ad affrontare la cosa con serietà e rispetto verso i propri elettori, avviando una discussione approfondita sul rapporto tra politica ed affari, su qualità e requisiti per poter svolgere l'attività politica al di sopra di ogni sospetto di dubbia moralità, su come garantire che l'azione politica di un individuo e di un gruppo politico sia rivolta al bene comune e non all'interesse particolare del singolo o del gruppo; altrimenti credo che questa volta (alle Europee) il giudizio dell'elettorato sarà severo, poiché troppe vicende si sono accumulate negli ultimi mesi senza che sia stata avviata una discussione all'altezza di quanto accaduto;
4. è importante che i cittadini comprendano che insistere sulla questione morale non è una fissazione fine a sé stessa di un gruppuscolo di giustizialisti riuniti intorno ad Antonio Di Pietro, in quanto la corruzione e la concussione si riflettono in maniera diretta sulla qualità dei servizi erogati alla cittadinanza: limitandoci al caso in esame, o almeno a quanto emerge dalle notizie di stampa in merito, l'azione illecita di Mario Chiesa avrebbe comportato incrementi del 10% nel costo di smaltimento dei rifiuti comunali. E chi lo paga questo 10%? Ma i cittadini, ovviamente!

Dobbiamo renderci conto tutti che la vera palla al piede di questo paese, nel 2009 come nel 1993 ed ancora prima, risiede nell'illegalità diffusa e dilagante che permea ogni aspetto della vita pubblica italiana, ad ogni livello, come la cronaca si incarica puntualmente di dimostrarci.